"Ho smesso di cercare di comprendervi,
ho smesso di ascoltarvi.
Ho messo tappi speciali,
alle orecchie,
per filtrare i lamenti,
i ricatti travestiti da problemi.
Verranno bloccati alla frontiera da guardie speciali.
Le ho chiamate "Spalle" di nome e "Chesialzano" di cognome.
("Blablabla" di soprannome.)
Scivoleranno veloci,
imbrattati di sapone da bucato.
Mi pare di vederli scorrere,
velocissimi,
come scendessero da uno scivolo a spirale simile a quello di un parco acquatico.
Rigorosamente giallo, o azzurro.
Splash!!!
Mi tuffo anche io.
Da un trampolino che si chiama "Numero" di nome e "Tre" di cognome.
Ma non di testa,
che mi ricordo ancora del corso di nuoto e della paura.
Mi tuffo a candela.
Poi rimarrò tanto con la faccia sotto un'acqua limpida e sarò fresca di giornata.
Ad occhi aperti.
Desidero ardentemente nuotare a stile libero
e mentre loro scivolano dallo scivolo
pensare soltanto a soluzioni."
C.C.
mercoledì 11 giugno 2014
L'amore ci chiede innocenza
[...] L'amore ci chiede innocenza. Quella del bambino che si apre al mondo. Perché il dono che ci fa amore, non è la persona che ce lo suscita, ma il mondo che, attraverso quella persona, si dischiude ai nostri occhi. Un mondo mai visto perché le nostre difese, in quell'occasione sono cadute. E, con le difese, anche i nostri modi, lussuriosi o pudichi, di concepire l'amore.Vertigine del pensiero che si trova tra pensieri mai pensati, tonalità affettiva per le cose di tutti i giorni che, per consuetudine, prima ci erano indifferenti, luminosità dello sguardo che si è aperto in modo del tutto nuovo sul mondo, parole nuove rispetto a quelle abituali che prima dicevamo e sentivamo. La nostra anima, come effetto di ogni incontro d'amore, ci cede il suo segreto e ci fa conoscere quel mondo sconosciuto che noi siamo e, fino ad allora, ignoravamo.Questo è l'amore, e non l'altro che ci ama o non ci ama come vorremmo che lui ci amasse. Perché quando le nostre attese pregiudicano l'amore, già abbiamo perso l'innocenza, e con essa la chiave che ci porta alla scoperta di tutte le nostre parti segrete che, con l'avanzare degli anni, rischiano di morire senza essere mai nate. [...]
CIT.martedì 11 marzo 2014
Tre fratelli
Nella Banca del Tempo lavoravano tre fratelli:
Passato
Presente
Futuro
Passato prestava ricordi
e al suo sportello c'era sempre fila.
Presente prestava momenti
e aveva tanti clienti spreconi, scialacquatori e pieni di rimpianti.
Futuro prestava speranze a tasso di interesse elevatissimo
e in paese si mormorava che i suoi avventori la pagassero davvero cara la speranza:
indebitati fino al collo
e fino alla fine dei loro anni
vivevano sperando e morivano aspettando.
Cristiana Cesari
Passato
Presente
Futuro
Passato prestava ricordi
e al suo sportello c'era sempre fila.
Presente prestava momenti
e aveva tanti clienti spreconi, scialacquatori e pieni di rimpianti.
Futuro prestava speranze a tasso di interesse elevatissimo
e in paese si mormorava che i suoi avventori la pagassero davvero cara la speranza:
indebitati fino al collo
e fino alla fine dei loro anni
vivevano sperando e morivano aspettando.
Cristiana Cesari
lunedì 10 febbraio 2014
Le cose che contano
Sto contando le cose che contano.
Le ho appoggiate tutte sul letto,
trasformate in parole su fogli volanti.
A gambe incrociate mi siedo a guardarle.
Le prendo,
una ad una.
La leggo. La vedo. Ripenso e ricordo.
Accartoccio,
e tento un canestro.
Riconto.
Riguardo.
Rileggo.
Non posso.
Non riesco a contare le cose che contano.
Non stanno mai ferme. Neppure se scritte su un foglio volante.
Mi gira la testa.
Si muovono,
partono,
cantano e danzano,
parlano,
gridano,
ridono e piangono,
amano, soffrono,
giocano e tornano.
Vivono.
Muoiono.
Non posso contare le cose che contano.
Cristiana Cesari
Le ho appoggiate tutte sul letto,
trasformate in parole su fogli volanti.
A gambe incrociate mi siedo a guardarle.
Le prendo,
una ad una.
La leggo. La vedo. Ripenso e ricordo.
Accartoccio,
e tento un canestro.
Riconto.
Riguardo.
Rileggo.
Non posso.
Non riesco a contare le cose che contano.
Non stanno mai ferme. Neppure se scritte su un foglio volante.
Mi gira la testa.
Si muovono,
partono,
cantano e danzano,
parlano,
gridano,
ridono e piangono,
amano, soffrono,
giocano e tornano.
Vivono.
Muoiono.
Non posso contare le cose che contano.
Cristiana Cesari
venerdì 3 gennaio 2014
Meteo
Oggi è stato un giorno speciale
non ho visto nuvole
non ho visto sole.
Ho sentito poche interferenze,
nessuna perturbazione.
Ero un microclima.
Il risveglio è stato nebbioso,
uscire dalla cintura termica difficoltoso,
la colazione cremosa.
Il viaggio metereologicamente stabile,
il travaglio sereno,
il ritorno anabatico.
Potevo sperare in un arcobaleno,
ma il timore di burrasca non mi ha concesso la calma di vento.
Nel tardo pomeriggio è arrivata la pioviggine,
ed ho temuto un rovescio,
ma i piccoli nipoti di Scirocco hanno scaldato la mia atmosfera.
Ora l'occhio scende come un catabatico,
spegne la luna,
e cerca la quiete.
Cristiana Cesari
giovedì 2 gennaio 2014
Posologia
Dosaggio:
Dieci grammi di scoperte con conseguente stupore.
Otto grammi di ansia da prestazione.
Cinque di dolore.
Cinque di gioia pura.
Trenta grammi di allegria.
Quindici di adrenalina.
Una bustina di Aulin.
Ventotto di pura fatica fisica.
Diciannove di serenità.
Quattordici di rabbia ben indirizzata.
Sette grammi di malinconia.
Una birra media.
Un grammo di nostalgia.
Tre di tristezza.
Venti grammi di desiderio.
Dieci di voglia pura.
Dieci di puro godimento.
Un cucchiaino di Betotal. O un VOV.
Undici grammi di paura.
Dodici di pura mortificazione.
Undici pure di coraggio.
Ferrograd.
Cinque grammi di noia.
Cinque di morte apparente.
Cinque di quel male dentro al cuore
che pensi "ora muoio".
Una sigaretta.
Nove grammi di entusiasmo.
Nove di "sto toccando il cielo con un dito".
Nove di "sono sottoterra".
Perfetto!
Va tutto bene.
Siamo vivi.
Cristiana Cesari
Dieci grammi di scoperte con conseguente stupore.
Otto grammi di ansia da prestazione.
Cinque di dolore.
Cinque di gioia pura.
Trenta grammi di allegria.
Quindici di adrenalina.
Una bustina di Aulin.
Ventotto di pura fatica fisica.
Diciannove di serenità.
Quattordici di rabbia ben indirizzata.
Sette grammi di malinconia.
Una birra media.
Un grammo di nostalgia.
Tre di tristezza.
Venti grammi di desiderio.
Dieci di voglia pura.
Dieci di puro godimento.
Un cucchiaino di Betotal. O un VOV.
Undici grammi di paura.
Dodici di pura mortificazione.
Undici pure di coraggio.
Ferrograd.
Cinque grammi di noia.
Cinque di morte apparente.
Cinque di quel male dentro al cuore
che pensi "ora muoio".
Una sigaretta.
Nove grammi di entusiasmo.
Nove di "sto toccando il cielo con un dito".
Nove di "sono sottoterra".
Perfetto!
Va tutto bene.
Siamo vivi.
Cristiana Cesari
Pulizie di primavera
Sto mettendo via un bel po' di sogni.
Alcuni nel cofanetto delle occasioni perdute.
Altri nel cassetto dei ricordi.
I più infantili li porterò a scuola.
Le utopie dentro le scarpe.
A quelli chiacchieroni taglierò la lingua e quelli muti li lascerò morire soli,
per punirli della loro codardia.
I sogni antichi li metterò in un vaso e li ricoprirò di terra.
Quelli moderni rimarranno intrappolati nel televisore.
I sogni sciocchi li ho già calpestati.
I più ostinati li nasconderò dietro gli occhiali.
Cristiana Cesari
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