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mercoledì 11 giugno 2014

L'amore ci chiede innocenza

[...] L'amore ci chiede innocenza. Quella del bambino che si apre al mondo. Perché il dono che ci fa amore, non è la persona che ce lo suscita, ma il mondo che, attraverso quella persona, si dischiude ai nostri occhi. Un mondo mai visto perché le nostre difese, in quell'occasione sono cadute. E, con le difese, anche i nostri modi, lussuriosi o pudichi, di concepire l'amore.Vertigine del pensiero che si trova tra pensieri mai pensati, tonalità affettiva per le cose di tutti i giorni che, per consuetudine, prima ci erano indifferenti, luminosità dello sguardo che si è aperto in modo del tutto nuovo sul mondo, parole nuove rispetto a quelle abituali che prima dicevamo e sentivamo. La nostra anima, come effetto di ogni incontro d'amore, ci cede il suo segreto e ci fa conoscere quel mondo sconosciuto che noi siamo e, fino ad allora, ignoravamo.Questo è l'amore, e non l'altro che ci ama o non ci ama come vorremmo che lui ci amasse. Perché quando le nostre attese pregiudicano l'amore, già abbiamo perso l'innocenza, e con essa la chiave che ci porta alla scoperta di tutte le nostre parti segrete che, con l'avanzare degli anni, rischiano di morire senza essere mai nate. [...]

CIT.


martedì 8 gennaio 2013

Saggi sulla lingua

"Tutta la vita esiste in virtù di un equilibrio - quello tra forze atomiche centripete e centrifughe all'interno della cosiddetta materia inorganica; quello tra integrazione e disintegrazione, o anabolismo e catabolismo, nella materia organica o viva. Così, una società che, in quanto composta da enti vivi pensanti, è un ente vivo mentale, una specie di organismo psichico, deve obbedire alla stessa legge della vita, e ugualmente esiste in virtù dell'equilibrio fra le due forze - una che tende a conservarla, ma che se non bene equilibrata la porterebbe alla stagnazione; un'altra che, se ugualmente non lo fosse, la porterebbe alla distruzione e alla dissoluzione.
Non è difficile comprendere che forze siano queste.
La contemplazione della politica, in ogni tempo o paese, ce le rivela: alcune volte le mostra in maniera più chiara, altre meno, ma sono sempre lì, fondamentali, se le sappiamo cercare.
La prima, la forza integratrice, è la tradizione - cioè l'attaccamento al passato, alla consuetudine, all'uso. La seconda, la forza disgregante, la chiameremo dunque, per contrasto, l'anti-tradizione - ovvero l'ansia di novità, l'istinto della moda e del cambiamento. Non la chiameremo progresso, poichè non ha un significato preciso, significa cose differenti per persone differenti; in secondo luogo perchè quello sviluppo nelle scienze e nelle arti, e i suoi risultati nell'applicazione pratica, che possiamo chiamare progresso, risultano nella scienza, esclusivamente dall'opera degli eminenti, e non della nazione o della società intera e, come conseguenza sociale, non dalla semplice anti-tradizione, ma come risultato finale dell'equilibrio tra questa e la tradizione.
Se la tradizione predomina sull'anti-tradizione, la società tenderà alla stagnazione, all'abbruttimento; se l'anti-tradizione predomina, la società tenderà all'anarchia. In entrambi i casi il progresso, la cultura e la civiltà, si corrompono e si indeboliscono. Entrambe le forze sono necessarie, però ognuna, considerata a sè, è nociva, come è nocivo il suo predominio sull'altra, lo squilibrio fra le due."
da Saggi sulla lingua
Fernando Pessoa

lunedì 12 novembre 2012

Delle tre metamorfosi

Tre metamorfosi dello spirito vi dico: come lo spirito diventa cammello e il cammello leone e infine il leone fanciullo.
Ci sono molte cose difficili per lo spirito, per lo spirito forte e paziente che abbia in sè amore e reverenza: al difficile e al difficile del difficile aspira la sua forza.
Che cos'è il difficile? chiede lo spirito paziente, s'inginocchia come il cammello, e vuole un carico pesante.
Che cos'è il difficile del difficile, voi eroi? chiede lo spirito paziente, che io possa prenderlo su di me e mi rallegri della mia forza.
Non è questo: umiliarsi, per far male al proprio orgoglio? Far brillare la propria stoltezza, per schernire la propria saggezza?
Oppure è questo: separarci dalla nostra causa quando essa celebra la sua vittoria?
Oppure è questo: nutrirsi di ghiande ed erbe della conoscenza ed essere affamati nell'anima per amore della verità?
Oppure è questo: essere ammalato e rimandare i consolatori e stringere amicizia con le colombe che non odono ciò che tu vuoi?
Oppure è questo: entrare nell'acqua sporca, se è l'acqua della verità, e non respingere da sè rane fredde e rospi caldi?
Oppure è questo: amare quelli che ci disprezzano e porgere la mano la mano allo spettro quando esso vuole farci paura?
Tutte queste cose difficili tra le difficili prende lo spirito paziente su di sè: come il cammello che, caricato, si avvia nel suo deserto.
Ma nel deserto più solitario ha luogo la seconda trasformazione: lo spirito diventa qui un leone, vuole impadronirsi della libertà ed essere padrone del proprio deserto.
Qui esso cerca il suo ultimo padrone: vuole diventargli nemico e nemico del suo ultimo dio, la vittoria vuole contendere al grande drago.
Qual'è il grande drago che lo spirito non vuole più chiamare signore e dio? "Tu devi" si chiama il grande drago. Ma lo spirito del leone dice "io voglio".
"Tu devi" è coricato sul suo cammino, scintillante d'oro. Una fiera con le squame, e su ogni squama splende dorato "Tu devi".
Valori millenari splendono su queste squame e così parla il più potente di tutti i draghi: Ogni valore delle cose risplende su di me.Tutti i valori furono già creati e ogni valore creato - sono io. In verità, non deve esistere più nessun "io voglio". Così parla il drago.
Fratelli, che bisogno c'è del leone nello spirito? Non basta l'animale da carico, che rinuncia ed è timorato?
Creare nuovi valori; nemmeno il leone ne è capace. Ma crearsi libertà per nuove creazioni, di questo è capace la forza del leone.
Crearsi la libertà,crearsi un sacro no anche di fronte al dovere: per questo fratelli c'è bisogno del leone.
Prendersi il diritto a nuovi valori è il prendere più terribile che vi sia per uno spirito paziente e timorato. In verità è per lui un predare e un atto da animale da preda.
Come la cosa più santa egli amava un tempo il "tu devi": ora è costretto a scorgere illusione e arbitrio anche nella cosa più santa, per poter predare libertà a prezzo del suo amore: per questa rapina c'è bisogno del leone.
Ma dite fratelli, che cosa può il fanciullo, che non potè nemmeno il leone? Perchè il leone predatore deve ancora diventare un fanciullo?
Innocenza è il fanciullo e dimenticanza, un ricominciare, un gioco, una ruota che gira su se stessa, un primo moto, un santo dire di sì.
Sì, al gioco della creazione, fratelli, occorre un santo dire di sì: lo spirito vuole la propria volontà, chi è perduto al mondo conquista il proprio mondo.
Tre metamorfosi dello spirito vi dissi: come lo spirito diventa cammello e il cammello leone e per ultimo il leone fanciullo.
Così parlò Zarathustra

AutoreFriedrich Nietzsche
1ª ed. originale1883, 1885
Generesaggio
Sottogenerefilosofico
Lingua originaletedesco
ProtagonistiZarathustra

venerdì 19 ottobre 2012

Anima e iPad (E se l'automa fosse lo specchio dell'anima?)

Che cosa c'entra l'anima con l'iPad? In apparenza niente.
La prima è quella fitta di rimorso che ci avvisa che siamo vivi e coscienti, il secondo è l'assoluto tecnologico del momento. Tuttavia, questa strana coppia ha una affinità profonda, perchè la tecnica non è aberrazione, ma rivelazione e, come in un corteo, porta alla ribalta una multiforme di cose antichissime.
Quali? Anzitutto la scrittura. Tanto l'anima quanto l'iPad hanno memoria da vendere e sono dei blocchi su cui si legge, si scrive e si archivia. Si, perchè non solo il "pad" di iPad ci ricorda il blocco di carta gialla e rigata reso familiare dai legal thriller, ma la più antica immagine dell'anima, da Platone a Freud, è stata quella della tavoletta di cera, gialla anche lei, la tabula su cui si scrive e si cancella. Questa scrittura, dentro e fuori della mente, è l'origine della coscienza e del mondo sociale.
Perchè la scrittura è insieme la base della realtà sociale (è impossibile pensare a una società senza una qualche forma di memoria, dal rito al computer passando per l'archivio e il portafogli) e la base della nostra coscienza e del nostro pensiero, il cui spettro peggiore è proprio l'Alzheimer, la perdita della memoria vissuta come perdita del pensiero. Ecco perchè la grande svolta tecnologica che ha caratterizzato gli ultimi trent'anni ha riguardato proprio la scrittura, e il suo emblema è oggi l'iPad.
Anima e iPad sono dunque gemelli. E l'iPad, che quando è spento, con il suo schermo lucido, può servire come specchio per pettinarsi o rifarsi il trucco, quando è acceso, con la sua memoria attivata, diviene letteralmente lo specchio dell'anima.

Prefazione da Anima e iPad
Maurizio Ferraris
Ugo Guanda Editore 2011