venerdì 1 marzo 2013

L'amico che dorme


                                              Pablo Picasso   Uomo che dorme


L'amico che dorme

Che diremo stanotte all'amico che dorme?
La parola più tenue ci sale alle labbra
dalla pena più atroce. Guarderemo l'amico,
le sue inutili labbra che non dicono nulla,
parleremo sommesso.
La notte avrà il volto
dell'antico dolore che riemerge ogni sera
impassibile e vivo. Il remoto silenzio
soffrirà come un'anima, muto, nel buio.
Parleremo alla notte che fiata sommessa.

Udiremo gli istanti stillare nel buio
al di là delle cose, nell'ansia dell'alba,
che verrà d'improvviso incidendo le cose
contro il morto silenzio. L'inutile luce
svelerà il volto assorto del giorno. Gli istanti
taceranno. E le cose parleranno sommesso.


Cesare Pavese

sabato 9 febbraio 2013

A te ritorno

A te ritorno, mare, al gusto forte
del sale che mi porta in bocca il vento,
al tuo chiarore, a questa sorte
che mi fu data di scordar la morte
pure sapendo che la vita è un niente.
A te ritorno, mare, corpo disteso,
al tuo poter di pace e di tormenta,
al clamor di dio incatenato,
di terra femminile circondato,
schiavo della tua stessa libertà.
A te ritorno, mare, come chi sa
da questa tua lezione trar profitto.
E prima che la vita mi finisca,
con tutta l’acqua che la terra accoglie
in volontà mutata, armato il petto.
 
José Saramago

C'è chi meglio degli altri

C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
E’ tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.
E’ lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.
Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.
Pensa quel tanto che serve,
non un attimo di più,
perché dietro quell’attimo sta in agguato il dubbio.
E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.
A volte un po’ lo invidio
per fortuna mi passa.

Wislawa Szymborska

Nulla è in regalo tutto è in prestito

Nulla è in regalo, tutto è in prestito.

Sono indebitata fino al collo.
Sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.

È così che è stabilito,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.

È troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
mi sarà tolto con la pelle.

Me ne vado per il mondo
tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l'obbligo
di pagare le ali.

Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.

Nella colonna Dare
ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.

L'inventario è preciso,
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.

Non riesco a ricordare
dove, quando e perché
ho permesso che aprissero
questo conto a mio nome.

La protesta contro di esso
la chiamano anima.
E questa è l'unica voce
che manca nell'inventario.
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/sie/poesie-d-autore/poesia-106677?f=a:924>

Lode della cattiva considerazione di se


Lode della cattiva considerazione di se

La poiana non ha nulla da rimproverarsi.
Gli scrupoli sono estranei alla pantera nera.
I piranha non dubitano della bontà delle proprie azioni.
Il serpente a sonagli si accetta senza riserve.
Uno sciacallo autocritico non esiste.
La locusta, l'alligatore, la trichina e il tafano vivono come vivono e ne sono contenti.
Non c'è nulla di più animale della coscienza pulita, sul terzo pianeta del sole.

Wislawa Szymborska
 
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-41032?f=a:924>

martedì 8 gennaio 2013

Saggi sulla lingua

"Tutta la vita esiste in virtù di un equilibrio - quello tra forze atomiche centripete e centrifughe all'interno della cosiddetta materia inorganica; quello tra integrazione e disintegrazione, o anabolismo e catabolismo, nella materia organica o viva. Così, una società che, in quanto composta da enti vivi pensanti, è un ente vivo mentale, una specie di organismo psichico, deve obbedire alla stessa legge della vita, e ugualmente esiste in virtù dell'equilibrio fra le due forze - una che tende a conservarla, ma che se non bene equilibrata la porterebbe alla stagnazione; un'altra che, se ugualmente non lo fosse, la porterebbe alla distruzione e alla dissoluzione.
Non è difficile comprendere che forze siano queste.
La contemplazione della politica, in ogni tempo o paese, ce le rivela: alcune volte le mostra in maniera più chiara, altre meno, ma sono sempre lì, fondamentali, se le sappiamo cercare.
La prima, la forza integratrice, è la tradizione - cioè l'attaccamento al passato, alla consuetudine, all'uso. La seconda, la forza disgregante, la chiameremo dunque, per contrasto, l'anti-tradizione - ovvero l'ansia di novità, l'istinto della moda e del cambiamento. Non la chiameremo progresso, poichè non ha un significato preciso, significa cose differenti per persone differenti; in secondo luogo perchè quello sviluppo nelle scienze e nelle arti, e i suoi risultati nell'applicazione pratica, che possiamo chiamare progresso, risultano nella scienza, esclusivamente dall'opera degli eminenti, e non della nazione o della società intera e, come conseguenza sociale, non dalla semplice anti-tradizione, ma come risultato finale dell'equilibrio tra questa e la tradizione.
Se la tradizione predomina sull'anti-tradizione, la società tenderà alla stagnazione, all'abbruttimento; se l'anti-tradizione predomina, la società tenderà all'anarchia. In entrambi i casi il progresso, la cultura e la civiltà, si corrompono e si indeboliscono. Entrambe le forze sono necessarie, però ognuna, considerata a sè, è nociva, come è nocivo il suo predominio sull'altra, lo squilibrio fra le due."
da Saggi sulla lingua
Fernando Pessoa

venerdì 14 dicembre 2012

Ascoltate!


Ascoltate!
Se accendono le stelle,
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che qualcuno vuole che esse siano?
Vuol dire che qualcuno chiama perle questi piccoli sputi?
E tutto trafelato,
fra le burrasche di polvere meridiana,
si precipita verso Dio,
teme d'essere in ritardo,
piange.
Gli bacia la mano nodosa,
supplica
che ci sia assolutamente una stella,
giura
che non può sopportare questa tortura senza stelle!
E poi cammina inquieto,
fingendosi calmo.
Dice ad un altro:
"Ora va meglio, è vero?
Non hai più paura?
Sì!?"
Ascoltate!
Se accendono le stelle,
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che è indispensabile
che ogni sera
al di sopra dei tetti
risplenda almeno una stella?

Vladimir Majakovskij
 
dal libro "Poesie. Testo russo a fronte" di Vladimir Majakovskij
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-90352?f=a:2992>